Lee Friedlander era SELFIE dipendente!

Davvero interessante, il SELFIE dal punto di vista medico.  Bellissima galleria di autoritratti del fotografo.

Cos’è il selfie

La selfie mania Il selfie non è altro che la versione 2.0 del vecchio autoscatto, un tempo usato per supplire alla mancanza di una terza persona che scattasse la foto. Oggi, invece, i social media pullulano di scatti fatti da sé nei momenti più disparati e alcune volte anche intimi. Ad esempio una delle ultime mode vuole che venga postata una foto della coppia quando ha appena finito di fare sesso accompagnata dall’hashtag #Aftersex perché nessuno se la perda. Proprio l’alta diffusione e “invasività” nella vita quotidiana del selfie ha spinto gli studiosi a farsi qualche domanda su questo comportamento così virale. Secondo uno studio della California State University, le persone più attive sui social media e in particolare propense al selfie, presentano spesso i tratti della personalità narcisistica. In particolare gli esperti californiani hanno potuto riscontrare che chi utilizza di più Facebook per postare selfie e aggiornamenti di status, ha punteggi più alti nei test di misurazione del narcisismo. Un risultato simile è venuto fuori da una analoga ricerca condotta dall’università del Michigan su Twitter.

Selfie e narcisismo Ma cosa caratterizza una personalità narcisistica oltre l’uso dei social media? Secondo il DSM-IV, sacro graal della psicologia, il narcisismo è un disturbo della personalità caratterizzato da bisogno di ammirazione eccessiva e mancanza di empatia verso gli altri, che si accompagna a un senso di superiorità. Già da queste poche caratteristiche si può intuire come i social network alimentino e allo stesso tempo siano un ottimo spazio in cui esprimersi per una personalità narcisistica. Sui vari social, infatti, si può dare un’immagine di sé e della propria vita molto positiva e raccogliere facilmente consensi, ad esempio coi “like” di Facebook. Il selfie è un ottimo strumento in questa strategia narcisista: consente di mostrare se stessi nelle attività più disparate e raccogliere commenti positivi appagando il bisogno di ammirazione narcisistico. Proprio per questa ragione diventa l’arma preferita del narcisista al punto da poter parlare di sindrome da selfie.

Selfie: quando è troppo? Visti i milioni di post che ogni giorno affollano i vari social media, siamo tutti affetti dalla sindrome da selfie nel mondo reale? Nonostante la correlazione trovata dagli studiosi statunitensi sarebbe errato pensare che dietro ogni selfie ci sia una personalità narcisista. Come ogni cosa, diventa patologica solo quando si supera la giusta misura. Avere un profilo su un social e postarvi qualche foto piuttosto che un pensiero non è sintomo di sindrome da selfie. Se al contrario il primo pensiero in un momento piacevole diventa il cellulare per realizzare la foto da postare immediatamente, allora qualche dubbio dovrebbe venire. Nei casi più estremi si può anche arrivare a svolgere alcune attività, come una passeggiata a cavallo, non per il gusto del farlo ma solo perché allettati dall’idea del figurone sul social. Testo di Giuditta Tanzi, medico.

“At first, my presence in my photos was fascinating and disturbing. But as time passed and I was more a part of other ideas in my photos, I was able to add a giggle to those feelings.” – Lee Friedlander

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2 pensieri su “Lee Friedlander era SELFIE dipendente!

  1. Inizierei con il fare una distinzione (doverosa) tra autoscatto, autoritratto e Selfie. Autoscatto e Selfie assimilabili se vogliamo, ma forse nemmeno così tanto.

    L’autoritratto, oggetti di discussioni tecniche, tematiche e filosofiche da anni (dalla nascita dei primi autoritratti di Nadar del 1865) può essere semanticamente assimilabile a tutte le immagini prodotte da un fotografo (o come lo vogliamo chiamare) in quanto in ogni immagine prodotta che qualcosa che parla dello stesso. Già la scelta dell’inquadratura va a dare un’indirizzo sulla persona.

    L’autoscatto e/o Selfie sono degli atteggiamenti a volte impulsivi compulsivi atti a comunicare la presenza del soggetto in un loto o in un atteggiamento, che di semantico ha ben poco.
    Il che non nasce con l’avvento dei social network così come si potrebbe pensare ma da molto prima (parliamo degli inizi del 900) dove, come giustamente fai notare c’è mancanza di una terza persona che possa rendere l’atto meno personale da un punto di vista fisico.

    Lee Friedlander ne fece già uno studio, per immagini, con la sua pubblicazione (la prima da un punto di vista storico fotografico) dove un soggetto parlava di se stesso per mezzo di immagini. Ma si tratta di autoritratti non di autoscatti.
    https://www.dropbox.com/s/ixdl6c8dkf9kyi4/Lee%20Friedlander%20-%20Self%20Portrait.pdf?dl=0

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