La mia battaglia con la Fotografia

image Io sono in guerra con il tempo, sono in guerra da quando ho dato spazio alla fotografia.

Ammiro i miei amici fotografi in giro per il mondo, li ammiro perché camminano su strade accidentate, incontrano il peggio della vita e portano una piccola fiaccola a noi, ci raccontano la disperazione e mentre io lotto con il tempo e la mia testa, loro lo fermano, il tempo.

Lo domano. Ogni fotografia è una scudisciata della frusta sul leone del circo. Tutto si ferma e lì c’è tutto.

La mia battaglia è diversa, è quotidiana, umile ma violenta.

Io li ammiro e li invidio, loro.

Nelle fotografie ciò che guadagnano è l’ispessirsi del contorno della storia del mondo.

Nelle mie fotografie ciò che guadagno lo perde il mio soggetto. Non documento, guardo, interpreto, cerco di spiegare la condizione di alcune situazioni, ma non documento, effettivamente.

Forse avrei troppa paura di scoprire che il battere della vita del mondo, non mi va giù, mi scuote troppo. Se mi imbatto nei lavori del fotogiornalismo, quello straziante, quello che fa incazzare, quello non leccato, i miei peli si sollevano tutti e rimango ispida per un po’.

Tutto in loro è incontrastabilmente vero, la memoria si appiccica alle immagini che producono e il soggetto sopravviverà sempre, pulsante, nel luogo del fotogramma.

Io voglio che la mia fotografia muoia con me. Toglierei anche il vento dalle mie foto.

Sara

E voi che mi leggete, che rapporto avete con le vostre immagini?

La fotografia è del mio lavoro “di treni, di sassi e di vento

Oggi e domani sono nella cacca coi tempi, vi rispondo appena riesco, ciao!

25 pensieri su “La mia battaglia con la Fotografia

  1. Sara, io non sono in guerra con la fotografia e nemmeno con il tempo.Forse perché non ne ho molto: sono arrivata alle immagini dopo troppo tempo, sono troppo vecchia..anche per essere in guerra con me stessa, direi.
    Non è fotografia, la mia, è semplicemente sguardo, un modo di vedere.Non posso nemmeno permettermi di viaggiare, se non con l’anima nomade che ho sempre avuto (o che mi possiede, non ho ancora ben capito la cosa).
    Non saprei documentare le miserie del mondo, ammiro anch’io chi riesce a farlo, come i tuoi amici, preferisco i lavori come il tuo, quello, bellissimo, del portfolio del link. Non ce la farei a fotografare il dolore degli altri, volendo potrei dire che so solo, o meglio, cerco, con alterni risultati, di esprimere il mio.
    Io ascolto con gli occhi, sempre di più, per forza di cose e allora mi capita che quello che poi diventa il soggetto della foto mi chiami mentre sono voltata da un’altra parte…forse ci sono dei suoni che riesco a sentire in qualche strano modo, ora che da un po’ sto perdendo quelli normali.
    Ad ogni scatto io devo mettere a fuoco prima me stessa: questo è il rapporto che ho con le immagini e con il mondo.
    Cerco di specchiarmi in quello che vedo per poter capire chi sono e da lì poi capire che cosa faccio qui.
    Alla fine per me fotografare è una specie di meditazione, un togliere, piuttosto che aggiungere.Sono una visionaria che non vende le sue visioni (e nemmeno saprebbe da che parte incominciare, per farlo).Condivido immagini e parole (qualcuna anche cantata) sul web. Non sono nient’altro.
    Tu sei giovane e brava e lo dimostri con i tuoi lavori, non essere in guerra con il tempo, è ancora un tuo alleato.
    Buona luce!

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    • Interessante,in linea e anche poetico quello che dici.Quell’esprimere il mio io,il mettere a fuoco prima te stessa,quel guardare il soggetto ed essere guardati,meraviglioso.Anche lo specchiarsi in quello che vedi è allineamento tra realtà e subconscio,infatti la reatà non è altro che il riflesso,lo specchio della mente.Osservare consapevolmente questo si riesce a capire chi siamo,in che modo ci relazioniamo al mondo.E questo è Fotografia.Lascia perdere quel “non sono niente altro”,basta cosi.

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      • Non voglio occupare spazio da Sara, ma non sapendo come raggiungerti ti ringrazio qui.Mi è piaciuto molto il tuo intervento in due parti.Hai praticamente “messo insieme” molti dei miei interessi e dei miei pensieri: alle immagini sono arrivata molto tardi e ne sono persino felice, perché nelle immagini ci si può anche perdere. Così come le intendo io sono molto potenti. Tra allineamento tra realtà e subconscio, pensiero magico, viaggio sciamanico e altro, io non faccio differenze.Molto spesso usiamo termini diversi per indicare la stessa cosa, soprattutto se ci addentriamo nel territorio delle emozioni.
        Se non fossi partita da altre esperienze, come le parole (scritte e non) o la musica o certe letture e studi..beh, nelle immagini mi ci sarei letteralmente persa, invece ora le trovo di grande aiuto (oltre all’ipoacusia ho anche una distrofia corneale, la Cogan). Amo le ombre, perché è da quelle che puoi risalire alla luce che le ha generate.
        Chiedo scusa a Sara per lo spazio preso.

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  2. Complimenti per il tuo lavoro “di treni di sassi e di vento”!
    Bello…! Io ho un rapporto estremamente diverso con le mie immagini e con la fotografia in generale…
    Non amo molto in verità i vari mondi dei fotografi, li trovo spesso, troppo sopra le proprie fotografie…
    In cerca del progetto vincente che dia loro visibilità. Io ho un feeling con la mia fotografia molto intimo e mi rendo benissimo conto molto spesso, di non sapere dove collocarmi nel mondo delle immagini…, ma non soffro per non essere in altro luogo a scattare immagini che catturino altre realtà, mi basta la mia; quella di tutti i giorni che ho l’onore di vivere, e i progetti che mi capitano nel mio cammino. Con questo amo guardare il lavoro degli altri e ammirare le qualità altrui… Ciao, Ilaria.

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    • Ciao, grazie per aver scritto, mi piacerebbe capire cosa intendi per vari mondi della fotografia. Spesso non si è in cerca di produrre progetti per vincere, ma per essere approvati personalmente e professionalmente. I settori in fotografia sono due, generici, giganti: commerciale e autorità le. Si incrociano raramente…più spesso se muore, un commerciale si trasforma in autore. Se scegli il secondo settore per vivere, una, se non l’unica possibilità per farti conoscere, sono premi nazionali o internazionali, letture portfolio e gallerie. Quindi purtroppo l’approvazione è necessaria. Il trucco è forse l’equilibrio tra queste cose. Non rinnego chi sono, faccio quello che mi piace e provo a partecipare alle “cose” che mi fanno crescere. Siamo in tanti e tanti sono bravi!! Grazie ancora . Ciaooo Sara

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  3. Anche in riferimento all’articolo sulla lettura di fotografie un tema che è presente in queste discussioni è Profondità,sotteso o dichiarato.Quindi vorrei entrare in merito con una domanda.Idee,pensieri,stato d’animo,emotivo,sensazioni,ricordi sono tutte cose che riguardano la nostra Realtà interiore.Come si fa a rendere consapevole a noi questa realtà del conoscersi,del chi siamo se non sappiamo come siamo fatti?Allora il primo passo da fare è quello di studiare le scoperte scientifiche di tutti i rami delle Neuroscienze.Già sento tutte le obiezioni inerenti al che c’entra la fotografia con la scienza.C’entra perché prima di ogni atto fotografico o anche di vita per conoscere il senso è d’obbligo conoscere il chi sono io.In questo blog,da qualcuno è stato sottolineato,ma ha ragione Sara,si mettono in evidenza alcune linee guida su cui poi ognuno può riflettere e approfondire,questo blog certo non può essere un trattato,un saggio sulla questione.Ma già sto osservando come si allunga troppo il discorso,quindi anche io procedo con alcune linee guida.Prima di tutto la Realta non è oggettiva ma è una nostra interpretazione,la nostra Realtà interiore interpreta le cose e per questo c’è una grande differenza tra il Vedere ed il Guardare.Non dobbiamo osservare la Realtà esterna ma la noistra Realtà interiore.Togliamoci dalla testa che la Percezione delle cose,del mondo inizi dalle cose che riflettono la luce.Questo è un concetto persistente nella gente ma antiquato e soprattutto non vero.E’ il cervello che detta agli occhi quello che devono vedere e poi è lo stesso cervello,seconda operazione,riflette nell’occhio la reata cioè quello che vediamo.Quando diciamo cervello parliamo di varie strutture corticaliche vanno dalla Coscienza,che si avvale di varie strutture ,una di esclusiva elaborazionedegli stimoli esterniche poi si evolgono in segnali,che è la parte assolutamente più piccola del cervello,un’altra è la parte più profonda inconscia che gli psicologi chiamano subconscio che contiene tutte le memorie,genetiche ,culturali,tutte le credenze,le convinzioni,i condizionamenti che puntualmente vengono richiamati stando davanti ad un evento. Continua nel successivo post………………………….

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  4. C’è stato un periodo in cui credevo che le opere più belle, più forti, più ispirate (musica, prosa, lirica, pittura, fotografia, ecc.) nascessero solo nei momenti di crisi dei loro creatori. Il conflitto sprigiona per sua natura energia creativa e non è un male in sé (a parte il dolore che può provocare), anzi. La vera fregatura, secondo me, è che quando la persona ne diventa consapevole automaticamente cambia anche la sua visione del mondo, e quindi la sua arte.

    È quando mi sono reso conto di questa cosa che ho cominciato ad apprezzare il cambiamento nello stile di un “creatore”, sia esso di musica o di fotografia o altro. Seguire un autore per me è come leggere capitoli di un saggio di filosofia, della SUA filosofia.

    Venendo quindi alla tua domanda, adesso mi sento nella fase intermedia in cui non sento il conflitto ma lo vedo nelle mie immagini, soprattutto nel rapporto con il colore. Mi chiedo quindi se questo conflitto ci sia o no, ma finché non lo trovo cavalco l’onda e tento di produrre le “migliori” cose che questo limbo può offrirmi (che mi piace sempre più) perché so che domani non potrebbe più manifestarsi nelle mie immagini, e accoglierò il cambiamento cercando di tradurlo al meglio delle mie possibilità in fotografie.

    Grazie della riflessione Sara 🙂
    Riccardo

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    • Non è una fregatura ,perché diventando consapevole di un proprio malessere,esempio sono qui e sento di essere triste,cioè prendo coscienza,mi rendo conto di questa sensazione e stato d’animo,e osservo questo malessere,significa 1)posso esprimere meglio lo stato emotivo prevalente 2) posso modificare in positivo questa senzazione chiedendo al subconscio dove è contenuta la stessa attraverso il superconscio di trasformarla in una emozione positiva.E cosi da schiavo diventare creatori della realtà.
      Se il conflitto lo vedi nelle tue immagini lo stai già osservando.

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  5. Continua da precedente:
    Questi sono i Programmi,i Modelli mentali che sotto forma di Immagini mentali(immagini olografiche) sono molto importanti sull’andamento della nostra vita come nel fotografare.Quando visualizziamo queste immagini mentali possiamo costruire la nostra fotografia-immagine.L’immagine che realizziamo è esattamente la copia dell’Immagine mentale del Subconscio.Con il contenuto di questo noi Creiamo la Realtà,letteralmente noi creiamo la Realtà e la rappresentiamo.Le ultime scoperte della Fisica quantistica dicono che le cose non sono solo materia,come si è creduto sempre da secoli,ma anche Energia e Informazione.Per cui se siamo su energia/ondecon le Frequenze(sono quelle che misurano l’energia)dicevo con le Frequenze di tipo negativonon possiamo che vivere ed esprimere negatività,lo stesso se siamo su Frequenze di tipo positivo.Dal punto di vista energetico noi siamo come le antenne,quello che emettiamo riceviamo,tutto quello che emettiamo tende a manifestarsi nella realtà fisica,insomma riceviamo e trasmettiamo solo le onde in cui siamo sintonizzati.Quindi ognuno vive ed esprime a secondo dell’energia che emette e Dire energia/frequenze è come dire Emozioni,Sentimenti e Stati emotivi.Questo è fondamentale.Tutte le emozioni negative come rabbia,tristezza,disprezzo,disgusto,oppressine ecc ecc..derivano da una sola condizione che è la Paura e i Sensi di colpa e tutte le emozioni positive come felicità,gioia,contentezza,sorpresa ecc ecc..derivano da una sola condizione fondamentale che è L’amore incondizionato(senza condizioni) e la Gratitudine.Se siamo sulle frequenze dell’una o dell’altraviviamo e fotografiamo coerentemente all’una o all’altra.Il Problema,importante ma risolvibile,è quando noi esprimiamo in una immagine la nostra Realtà Soggettivaquesta per essere letta e capita necessita che l’osservatore sia sulla stessa frequenza in cui noi eravamo nel momento in cui si realizzava l’immagine.Se questo allineamento non esiste l’osservatore non potrà leggere la fotografia.Un’ultima considerazione prima di non tediare troppo.Si è detto del cervello e della strutta della coscienza/consapevolezza.Gli scienziati se lo domandano,la Filosofia ne ha ipotizzato l’esistenza,tutte le Sapienze orientali ne attestano l’efficacia:c’è un qualcosa dentro di noi che dice della natura divina dell’uomo(a priscindere dalla religione) definito in tanti modi come anima,intelligenza infinita, Supercoscienza dove risiede tutta la conoscenza e a cui possiamo accedere,è importante.Se produciamo immagini manifestando questo superconscio le nostre fotografie non solo saranno capolavori ma serviranno a tutti gli uomini per CONOSCERE e CRESCERE UMANAMENTE.ciao

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      • Vabbè Sara mi fa piacere ma la verità non ha bisogno di applausi.Poi non ti auguro di rimanere nelle stessa condizione di gioia alzandoti perché questa condizione è già nelle tua interiorità e li rimarrà certamente.Ripenso alla canzone della Giannini “sei nell’anima e li rimani per sempre….” ciao e un caro saluto.

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  6. Dolce Sara,
    il vento non smette di soffiare, tantomeno puoi fermarlo… forse si placa e si traveste da brezza leggera, ma continua la sua corsa… rallenta, ma non si ferma… nemmeno potrai mai imbrigliarlo… le tue foto? be’, togli loro il vento, ma nemmeno loro smetteranno di girovagare… e un bene così… un bacio, amica mia…

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  7. Uno dei principi della comunicazione, nel piu ampio significato del termine, vero e inconfutabile, afferma che “è impossibile non comunicare”. Anche se io sto fermo, zitto, immobile, con lo sguardo assente di fronte ad una persona che mi parla o ad un evento che si svolge davanti ai miei occhi, sto con forza “comunicando che non voglio comunicare”. Ebbene dal mio punto di vista, in modo analogo, con la fotografia “non si può non documentare”, lo si f sempre: con distacco, oppure con coinvolgimento emotivo, interpretando o semplicemente registrando, amplificando o minimizzando, dando testimonianze totali oppure parziali, obiettive o soggettive, di realtà vere o costruite. Ma si documenta sempre. Fotografare è, a mio avviso, sinonimo di documentare. E la nostra fotografia non potrà morire con noi, rimarrà sempre qualcosa: una copia cartacea, un file o semplicemente un ricordo, perchè dopo che abbiamo scattato un foto si crea, come per magia, un triangolo: l’idea, l’immagine e il “lettore”. Ed è un triangolo equilatero, che sopravvivrà al fotografo.

    Alessandro Rizzitano

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