Mario Giacomelli e la sua vita intera

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Mario Giacomelli è ancora oggi, a 15 anni dalla morte, uno dei fotografi italiani più apprezzati a livello mondiale, basterebbe fare un giro tra i padiglioni di Paris Photo, per notare come quasi ogni galleria presente, abbia esposta almeno una immagine del fotografo marchigiano.

Il libro che vi propongo oggi,”La mia vita intera” pubblicato nel 2008, è tratto dal dialogo che  Simona Guerra, nipote di Mario, ha registrato mentre curava il riordino dell’archivio in vista della mostra che Giacomelli avrebbe tenuto al Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2001.

Nelle pagine  Giacomelli racconta di una carriera che non ha mai ritenuto tale, schernendosi quando diceva di non essere mai stato un fotografo professionista, ma con oltre 60000 scatti al suo attivo.

Due mesi di dialoghi, due mesi in cui il fotografo marchigiani racconta dei suoi pochi viaggi, come quando la prima volta che andò a Lourdes non riuscì quasi a scattare davanti alla sofferenza che gli passava davanti; dovette tornarvi una seconda volta per avere la forza di produrre immagini; o del suo fine settimana a Scanno dove ha fermato le immagini che incantarono Szarkowski e che furono dall’allora direttore, fatte entrare al MOMA.

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Racconta di come sono nate le sue storie intorno casa, nello ospizio di Senigallia, dove lavorava la madre o nel seminario della stessa cittadina o ancora le foto dall’alto della campagna marchigiana. Divertenti anche gli aneddoti del suo rapporto con la superstizione, del perché non abbia mai voluto cambiare la fotocamera riparata mille volte oltre che essere stata liberata dal malocchio mentre si trovava in Calabria.

Giacomelli era un uomo che spesso confessava di fotografare semplicemente i propri pensieri e, pur conoscendo ed avendo ben padroneggiato la tecnica della fotografia e della stampa, diceva di usare la sua fotocamera rigorosamente analogica (ebbe in fondo solo due apparecchi e sosteneva che quando la sua fotocamera avrebbe smesso di funzionare lui stesso avrebbe cessato di fotografare…) come si usa un cucchiaio per raccogliere la minestra dal piatto.

Il libro riporta naturalmente la biografia e la storia del primo apprendistato di Giacomelli, dalla infanzia difficile trascorsa durante gli anni della guerra fino ai primi lavori in tipografia, poi agli incontri con uomini di cultura che segnarono l’inizio della sua passione fotografica e della sua carriera (l’avvocato Cavalli, il pittore Bastari, fino a tanti grandi artisti suoi contemporanei) ma , soprattutto, una successione intelligentemente costruita di capitoli sui suoi periodi fotografici, spesso scanditi da un indissolubile legame fra immagini e poesie da cui traeva ispirazione. Simona Guerra riporta tutto cercando di annullarsi quasi al cospetto dello zio per dargli il massimo della naturalezza nel racconto, per non interferire nella costruzione di questo ritratto scandito dalle parole. Fino ad arrivare ai tesi, drammatici, scarni dipinti fotografici della fine della vita, sotto il titolo di : Questo ricordo lo vorrei raccontare.

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“La mia vita intera” Mario Giacomelli a cura di Simona Guerra   Editore; Bruno Mondadori

http://www.mariogiacomelli.it/97_vita.html

Postato da Angelo

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