Mostre di fotografia che Mu.Sa. consiglia questa settimana

Alex Webb: Where tomorrow is yesterday

Untitled

Dove: Contrasto galleria, via Ascanio Sforza 29, Milano

Quando: dal 24 settembre al 21 novembre 2015

In mostra una selezione di foto scattate da Webb durante i suoi diversi viaggi in India, insieme ad alcune immagini che ha realizzato per Expo 2015 Milano ed esposte nel Cluster delle spezie.

Per chi non conoscesse Webb, qua trovate la sua biografia e una selezione dei suoi scatti.

Altre info sulla mostra  qua

Boris Mikhailov: Ukraine

1 ottobre 2015 – Camera Centro Italiano per la Fotografia – Torino

Boris Mikhailov: Ukraine è una mostra retrospettiva che esplora l’intera carriera dell’artista di Kharkiv, dai difficili esordi alla fine degli anni Sessanta fino alla produzione più recente.

Con oltre 300 opere e una selezione di pubblicazioni e altri elementi, non si tratta soltanto di una delle più ampie mostre mai realizzate su Mikhailov, ma anche della prima declinata attorno a un tema fondamentale della sua ricerca artistica: l’Ucraina, terra d’origine dell’autore.

Il percorso della mostra si sviluppa secondo tre assi principali: gli ultimi cinquant’anni di storia dell’Ucraina dalla nascita dell’Unione Sovietica alle più recenti rivoluzioni, al centro dell’attualità e terreno cruciale per gli equilibri politici ed economici mondiali; la carriera artistica di Mikhailov, caratterizzata da continue sperimentazioni sul linguaggio fotografico; infine il modo in cui il tema dell’Ucraina è stato progressivamente integrato nell’opera di Mikhailov, passando dalla documentazione alla ricostruzione, dalla teatralizzazione alla diaristica, dalla narrazione all’antinarrazione.

Ukraine presenta nove serie, ciascuna rappresentativa di un passaggio chiave nell’articolazione dei temi della mostra: Superimpositions (1968–75), Black Archive (1968–79), Red Series (1968–75), Luriki (1976–81), Crimean Snobbism (1981), At Dusk (1993), Case History (1997–98), Tea Coffee Cappuccino (2000–10) e The Theater of War (2013).

Le immagini di Mikhailov consentono di ripercorrere la vita e l’opera di una delle figure più interessanti della storia dell’arte contemporanea, ma anche di immergersi in una visione alternativa e personale di un’intera storiografia nazionale.

Boris Mikhailov è un fotografo ucraino. Durante il regime Sovietico, mentre lavora come ingegnere in una fabbrica di Kharkiv, si dedica alla passione per la fotografia, con le prime esposizioni risalenti agli anni Sessanta. Dopo che gli agenti del KGB scoprono alcuni scatti di nudo della moglie, viene accusato di distribuire pornografia e viene costretto ad allontanarsi dal posto di lavoro. Forzato a sopravvivere con occupazioni saltuarie, riserva il tempo che gli rimane per portare avanti la sua ricerca. Nelle sue serie fotografiche, Mikhailov approfondisce diversi temi sociali, facendo uso di esempi concreti per mostrare lo stato in cui verte la società e i cambiamenti provocati dalla perestroika. Negli anni Novanta Mikhailov comincia a esporre in Occidente e riceve presto l’attenzione della comunità artistica internazionale. Le maggiori istituzioni degli Stati Uniti e dell’Europa hanno ospitato le sue mostre personali, e le sue opere sono conservate nelle collezioni del Metropolitan Museum e del MoMA (New York); del SFMoMA (San Francisco), del Victoria & Albert Museum (Londra).

Qua altre info

Galimberti, Newton, Beecroft, Leiboivitz, Mapplethorpe. La fotografia e il fascino dell’antico

“La fotografia e il fascino dell’antico” sbarcano a Borgo Vione (Basiglio, Milano) dal 12 al 27 settembre 2015. Dipinti antichi, complementi d’arredo e oggetti d’arte saranno in mostra nell’ex locale delle mondine, ambiente suggestivo di oltre 600 metri quadrati all’interno del borgo medievale. Accanto a questi, oltre ottanta fotografie d’autore firmate da alcuni tra i rappresentanti più significativi della fotografia a cavallo tra il XX e il XXI secolo. Tra queste i mosaici fotografici di Maurizio Galimberti, i nudi femminili firmati Helmut Newton, i “quadri viventi” di Vanessa Beecroft, le celebrità ritratte da Annie Leibovitz, le opere di genere eroticoper cui è noto Nobuyoshi Araki e quelle realizzate in studio da Robert Mapplethorpe, fino ai ritratti di Milano firmati Gabriele Basilico.

Altre informazioni qui

Vi segnaliamo volentieri anche questa mostra, propostaci da un nostro lettore d’oltreoceano, sebbene si tenga a Miami.

Ceilings – Luis Castañeda

The exhibition entitled Ceilings by Cuban Photographer Luis Castañeda represents the collaborative effort between Art Bastion and the charitable organization TECHO. Together Art Bastion and TECHO wish to raise funds needed to support the numerous programs of the US based foundation, which in turn aids the foundation’s efforts in fighting poverty in Latin America and the Caribbean.

Luis Castañeda is a renowned landscape photographer who has received numerous awards for his work, including Master of the Leica in 1993 and Golden Eye of Russia in 2006, as well as the Ortiz-Echagüe award in tourism photography. His photography has also been published in multiple magazines such as Leica Fotografie Int. (Germany), Leica Magazine (Italia), Fotografía Popular (China), Panasonic NEWS (Switzerland), Foto & Video (Russia) and Photoworld (China).

Hasselblad, Leica and Minox utilize Luis Castañeda’s works for promotional material. The artist has also exhibited his work in many exhibitions throughout Europe and the Americas.

Over many years of traveling, Luis Castañeda devoted time to capturing and photographing the exquisite interiors of ceilings and domes from around the world. Many of these images are emblematic of their cultural origins, such as the interior of the Sagrada Familia in Barcelona, Spain or the cupola of the Parliament Building in Budapest, Hungary. The ceilings exhibited represent some 20 examples of this magnificent and exotic collection of photographs, representing a bridge and visual comparison between styles and cultures of the East and West. These kaleidoscope-like images printed on canvas recall something precious, perhaps similar to the intricate and elegant design of the « Carré Hermés ».

Other info here

Opere alchemiche – Paolo Gioli

Apre al pubblico il 24 settembre alla Galleria del Cembalo, e proseguirà fino al 14 novembre, una grande mostra sul lavoro di Paolo Gioli.

Le immagini di un esploratore della visione tra fotografia, cinema e pittura “Quello che mi interessa enormemente è la formidabile capacità che la materia fotosensibile ha nel manomettere e immaginare, quasi sempre drammaticamente, ogni cosa tocchi”.

È qui, nell’incontro formidabile tra luce e materia, che ha luogo l’azione fotografica e artistica di Paolo Gioli, cui la Galleria del Cembalo dedica Opere alchemiche, la grande mostra che apre al pubblico il 24 settembre e fino al 14 novembre porterà in quattro delle sue sale oltre ottanta immagini.

Esploratore della visione, Gioli è approdato alla fotografia, e al cinema, dopo essere passato, sin da giovanissimo, per l’esperienza della pittura, individuando in ciascuno dei territori attraversati un percorso estraneo a ogni schematica catalogazione.

L’esposizione proposta dalla Galleria del Cembalo dà pieno conto di un’arte che tocca fotografia, cinema e pittura, e si propone come prima mostra a Roma – almeno dai tempi di quella organizzata al Palazzo delle Esposizioni nel 1996 – che significativamente rappresenta la coniugazione di tre universi visivi.

I disegni degli anni Sessanta, i quadri dei Settanta, così come i film, confrontandosi in mostra con esemplari di serie fotografiche – Sconosciuti, Toraci, Vessazioni, Luminescenti,

Volti attraverso – trattano la fisicità della figura umana proponendo di volta in volta visioni pop, dadaiste, espressioniste, surrealiste, neoclassiche, barocche e rinascimentali, sempre mantenendo una straordinaria coerenza di approccio ed elaborazione.

La categoria della ricerca incontra spesso, nell’opera di Gioli, quella dell’invenzione: ne è frutto una fotografia non intesa come copia del reale, in cui un’attitudine tecnica divenuta sapienza conduce – come ha scritto Giuliano Sergio – a “un’essenzialità che è diventata disciplina mentale ed estetica per cercare l’origine della fotografia e ottenere risultati altrimenti inimmaginabili”.

Il foro stenopeico utilizzato per raccogliere immagini senza macchina fotografica, così come la straordinaria concezione del fotofinish, l’utilizzo inedito dell’amata Polaroid – “umido incunabolo della storia moderna” – o la rielaborazione di immagini ‘trovate’, racconta l’assoluta originalità dei processi, alchimie che non sono mai fine a se stesse, ponendo una rigorosa disciplina d’artista al servizio di una libertà pressoché assoluta dell’azione creativa.

“La Polaroid – secondo Paolo Gioli – si trasferisce come lo strato di un affresco. L’immagine, staccata dai propri reagenti, dal suo negativo come una pelle dalla carne viva, perde lo smalto-fissatore-protettivo che viene assorbito dalla trama della tela o dallo spessore della carta. Mi piace questo trasferire su materie così nobili, antichissime, una materia che è il trionfo del consumo immediato, della pornografia e del ricordo familiare. Tra il momento in cui si stacca e quello in cui va a depositarsi, io posso benissimo intromettermi come un parassita creativo”.

La mostra è accompagnata dal libro Paolo Gioli. Abuses. Il corpo delle immagini edito da Peliti Associati.

“L’uso del foro stenopeico con la fotografia e il cinema – si legge in uno degli scritti che correda il volume –, l’abilità di trasferire la materia sofisticatissima dell’immagine polaroid su supporti come la carta, la seta e il legno attraverso una pratica calcografica, non Hanno valore unicamente nella storia della tecnica fotografica ma aprono possibilità nuove di contaminazioni espressive”.

Paolo Gioli nasce a Sarzano (Rovigo) il 12 ottobre 1942. Dal 1960 si iscrive alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, proseguendo la sua formazione di pittore. Nel 1967 è a New York per circa un anno: qui ottiene una borsa di studio dalla John Cabot Foundation ed entra in contatto con i galleristi Leo Castelli e Martha Jackson. In America scopre il New American Cinema e inizia a maturare un profondo interesse per la fotografia. Alla scadenza del visto di soggiorno deve ritornare in Italia per le restrizioni introdotte dall’Immigration Office a seguito dell’uccisione di Luther King e di Bob Kennedy. Nel 1970 si stabilisce a Roma e frequenta la Cooperativa Cinema Indipendente. Al Filmstudio Gioli presenterà i suoi primi film, che produce tra Roma e Rovigo sviluppando e stampando in proprio le pellicole sull’ispirazione del cinema dei Lumière. Nello stesso periodo realizza le prime opere fotografiche con la tecnica del foro stenopeico.

Nel 1976 si trasferisce a Milano dove, oltre al cinema, si dedica con intensità alla fotografia. Nella Polaroid, in particolare, Gioli troverà un mezzo sorprendentemente duttile con cui portare avanti la sua ricerca: dal 1977 sperimenta per primo i processi di trasferimento dell’emulsione Polaroid su supporti come la carta da disegno, la tela, la seta e il legno, allargando le possibilità della fotografia istantanea e coniugando i codici e le tecniche della fotografia con il linguaggio pittorico.

Dai primi anni Ottanta Gioli riceve importanti riconoscimenti: le mostre personali all’Istituto Nazionale per la Grafica di Roma (1981), al Centre Pompidou di Parigi (1983), è invitato più volte ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles che gli dedicano anche una esposizione al Musée Réattu (1987). Nel 1984 riceverà l’onore della copertina sul catalogo AIPAD, la fiera internazionale dei Photography Art Dealers.

Negli anni Novanta si alternano altre mostre internazionali: nel 1996 la grande antologica al Palazzo delle Esposizioni di Roma, negli stessi anni espone regolarmente alla Galérie Michèle Chomette di Parigi e al Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. In più di quarant’anni di attività Gioli ha inoltre partecipato a tutte le principali rassegne di cinema sperimentale nei festival di New York, Toronto e Hong Kong. Nel 2006 la RaroVideo pubblica un doppio dvd con una selezione di quattordici suoi film. Nel 2007 Gioli è invitato come artist on focus al HKIFF. Nel 2008 una nuova selezione è presentata all’Ontario Cinémathèque di Toronto. Nel giugno 2009 il Festival di Pesaro gli tributa un omaggio con una rassegna completa dei suoi film. Nello stesso anno il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma pubblica un volume monografico sul suo lavoro di filmmaker.

Nel 2015 è tra gli artisti selezionati da Vincenzo Trione per il Padiglione Italia della Biennale Arte di Venezia. Oggi Gioli vive e lavora a Lendinara, in provincia di Rovigo.

Qua tutte le info

Albert Watson – ‘ROIDS!

10th of September – 14th of November 2015

Christophe Guye Galerie – Zurich

With the ‘ROIDS! project, Albert Watson – who has been recently awarded an Order of the British Empire by Queen Elizabeth II for his lifetime contribution to and achievements in photography – became interested in scanning his Polaroids at a massive resolution. This creates an effect as if you would observe them under a microscope, which shows all their beauty along with all their flaws. Watson is creating a fascinating combination of old technology in the new digital world. By blewing the scan of the Polaroids up to almost 2.5 meters (96 inches), Watson makes their attraction physically perceptible

More info here

Le mostre del Festival della Fotografia Etica di Lodi

10-11-17-18-24-25 ottobre 2015 – Lodi

Spazio tematico: il cibo che uccide
Ed Kashi: Under Cane: A Workers’ Epdidemic
Lisa Krantz: The toll of obesity
Pablo Ernesto Piovano – El costo humano del los agrotòxicos
Nadia Shira Cohen e Paolo Siqueira – Terra Vermelha

Spazio approfondimento
Massimo Sestini – Ho visto cose
Jocelyn Bain Hogg – The family

Uno sguardo sul mondo
Francesco Anselmi – Tra terra e nuvole: cronache dalla Grecia
Valery Melnikov – Black days of Ukraine
Robin Hammond – Where love is illegal

Spazio World.Report Award 2015 | Documenting Humanity
MASTER AWARD: Giulio Piscitelli – From There to Here
SPOT LIGHT AWARD: Elena Anosova – Section
SHORT STORY AWARD: Mariano Silletti – Ludovicu

SPAZIO ONG
Bambini cardiopatici – A cuore aperto
Amici per il Centrafrica – In the name of Go(l)d
CESVI – Uganda land of hope
MSF – Malnutrition in Boost Hospital
FOOD4 – Il futuro della sciurezza alimentare

Tutte le info qui

Masao Yamamoto – Small Things in Silence

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The Madrilian Espaciofoto Gallery wants to celebrate its fifth anniversary with a great exhibition dedicated to Masao Yamamoto, today one of the most outstanding Japanese photographers. Under the title of “Small Things in Silence”, the exhibition consists of 50 images divided into three series: “Box of Ku”, “Nakazora” and “Kawa”. The exposition opens on September 17 and will be held until October 31.

Unique objects in small format

Yamamoto is known in the world of contemporary photography for his poetic images that he always print in small formats (thus the title of the exhibition, “small things in silence”) and which could be equated to delicate haikus. Those are images that the artist seeks to personalise to turn them into unique items. Yamamoto blurs the boundary between painting and photography, experimenting with the printed surfaces. For example, dying and shifting (with tea or some other liquids), painting or tearing the photographs. His usual themes are often landscapes, still lifes or nudes, but his imagination takes him to experience in that facets too. In recent times, he tried to create images that could evoke memories. On other occasions with his small photographs he built installations that showed how each image is part of a wider reality.

Born in 1957 in Gamagori City, in the Japanese Prefecture of Aichi, he studied painting before choosing photography in gelatin silver as his artistic medium. He began exhibiting in group shows both in Japan and in Italy. His first large solo exhibition, with the “A Box of Ku” series, was at Shapiro Gallery in San Francisco, in 1994, although the international fame came two years later with an exhibition at the Yancey Richardson Gallery in New York. Since that time his presence is common in galleries and museums in the United States, Europe, Japan, Russia and Brazil. His photographs have appeared in major international media, such as the New York Times and major art magazines. Masao Yamamoto resides in Yatsugatake Nanroku, in the Yamanashi Prefecture, where he enjoys creating his work surrounded by nature.

All info here

Anna

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