I fotografi che hanno fatto la storia: Robert Mapplethorpe

 

Robert Mapplethorpe (New York, 4 novembre 1946 – Boston, 9 marzo 1989) è stato un fotografo statunitense.

Nasce nel Queens lunedì 4 novembre del 1946. La famiglia è cattolica osservante di origini irlandesi, Robert è il terzo di sei fratelli. Cresce a Floral Park, a Long Island. A soli 16 anni, nel 1963, è sorpreso mentre tenta di rubare da un negozio di Times Square un giornaletto pornografico gay che è troppo giovane per poter comperare. Parlando di quella esperienza spiegherà che ne era ossessionato: “Erano sigillati, il che li rendeva anche più sexy; perché non li potevi vedere” e ancora “Pensavo che se avessi potuto in qualche modo renderli arte, se avessi potuto mantenere quella sensazione, avrei creato qualcosa di unicamente mio”. Nel 1963 si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn, frequentato già del padre ingegnere e fotoamatore. Si iscrive inizialmente al corso per pubblicitario. Si iscrive anche alla associazione paramilitare “National Honor Society of Pershing Rifles”, di cui aveva fatto parte anche il padre. L’associazione è legata al programma del Reserve Officers Training Corps (ROTC), il programma di formazione per ufficiali delle forze armate attivo in numerosi istituti scolastici.

Sono gli anni in cui ostenta un machismo di maniera nel tentativo di rifiutare le sue inclinazioni omosessuali. Sono, quelli fra il 1963 e il 1969, anni particolari per gli Stati Uniti, il vietnam, le rivolte studentesche, i movimenti di liberazione delle donne e degli omosessuali stanno cambiando rapidamente la società. Il giovane Robert stringe amicizia con gli studenti del corso di arte e sospende gli studi. Inizia a consumare droghe: marihuana, LSD, speed-ball. Consumo che durerà per tutta la sua vita. Nella primavera del 1967 conosce Patti Smith, all’epoca una giovane ragazza spiantata appena arrivata a New York, con la ferrea intenzione di diventare una poetessa, e se ne innamora. Va a vivere con Patti prima in un appartamento in Hall Street, e successivamente al Chelsea Hotel. I due condivideranno la stanza dell’albergo per alcuni anni, prima come amanti, poi come semplici amici. Il rapporto intimo con Patti è uno dei più importanti per Robert, che la fotograferà spesso negli anni fra il 1970 e il 1973. È di Mapplethorpe la celebre copertina dell’album di Patti Smith Horses.

Riprende gli studi, più per attingere ad un prestito per studenti che per altre ragioni, e si iscrive ad arti grafiche ma nel 1970 abbandona il Pratt Institute definitivamente senza aver completato gli studi. Dal 1970, inizia ad utilizzare immagini fatte con una Polaroid. L’idea è quella di risparmiare tempo e denaro utilizzando immagini prodotte espressamente invece di dover cercare quella più idonea nelle riviste. I lavori in polaroid saranno dimenticati negli anni del grande successo per essere poi riscoperti dopo la sua morte. Esiste, forse, un punto nodale nella vita di Mapplethorpe che segna definitivamente il suo interesse per la fotografia, lo riporta Patti Smith nel suo libro “Just Kids” : “John (McKendry) aveva accesso alle camere blindate che custodivano l’intera collezione fotografica del museo (il MOMA), in gran parte mai esposta al pubblico. Avere il permesso di sollevare la velina dalle fotografie, di toccarle, e farsi un’idea della carta e della mano dell’artista fece un’enorme impressione su Robert; studiò tutto con la massima attenzione – la carta, lo sviluppo, la composizione e l’intensità dei neri. “È tutta questione di luce,” disse.

Nelle sue prime immagini polaroid, Mapplethorpe tende apparentemente a tralasciare le raffinatezze tecniche che lo renderanno famoso. Nel 1970 inizia la sua prima relazione omosessuale seria con David Crowland. Un modello del New Jersey che lo presenterà al suo primo benefattore, Il curatore della sezione fotografica del MOMA John McKendry. Ma la svolta è del 1972, quando conosce e diventa l’amante di Sam Wagstaff, che avrà una parte importante nel far conoscere il lavoro di Mapplethorpe. È grazie a lui infatti che Robert ottiene finalmente l’accesso agli ambienti della buona società e una certa stabilità economica. Nell’ottobre del 1972 Robert lascia l’appartamento della 23ª strada che aveva condiviso con Patti Smith per andare a vivere nel loft di Bond Street comperato con i soldi di Sam Wagstaff. Il rapporto com Wagstaff sarà duraturo e i due rimarranno insieme come amanti fino alla morte di Sam per AIDS.

Nel 1973 la prima mostra personale, “Polaroids”, presso la Light Gallery di New York. Sempre nel 1973 Robert acquista una Graflex 4×5 pollici con dorso Polaroid. È sempre Sam Wagstaff che regala a Robert la prima Hasselblad, nel 1975. La nuova macchina consente a Mapplethorpe il controllo della scena che stava cercando. È con l’Hasselbald che produce le centinaia di capolavori che lo renderanno famoso, prima il controverso “The X portfolio”, una serie di fotografie sadomaso poi gli innumerevoli ritratti di personaggi famosi, di Lisa Lyon e infine le nature morte. Non contento delle qualità formali ottenute con il medio formato e il sapiente uso della luce, Robert stampa le sue foto in grandi formati e con tecniche raffinate e costose stampa al platino e le inserisce in inserti che completano l’effetto di grande lusso. Mapplethorpe muore di AIDS il 9 marzo 1989, ancora una volta non ci sono parole migliori per ricordarlo di quelle che gli dedica la sua amica di sempre, Patti Smith: “Ci salutammo e lasciai la stanza. Qualcosa mi spinse a tornare indietro. Era scivolato in un sonno leggero. Restai a guardarlo. Così sereno, come un bambino vecchissimo.

Aprì gli occhi e mi sorrise. “Sei già tornata?” Poi si riaddormentò. L’ultima immagine di lui fu come la prima. Un giovane che dormiva ammantato di luce, che riapriva gli occhi col sorriso di chi aveva riconosciuto colei che mai gli era stata sconosciuta”. Tratto da Just Kids. Come accade ai grandi maestri della storia dell’arte la sua importanza continua a crescere negli anni successivi alla sua morte. La Fondazione Robert Mapplethorpe si occupa di gestire il suo patrimonio e di promuovere la fotografia e la lotta contro l’AIDS. La serie di esposizioni dei suoi lavori ne accresce la notorietà, e il suo modo di fare fotografia è quello che maggiormente influenza le generazioni di fotografi dagli anni novanta in poi. Di tutte le sue mostre deve essere assolutamente citata La perfezione nella Forma che si tenne a Firenze nel 2009, e dove i lavori di Mapplethorpe furono accostati ai capolavori di Michelangelo nella Galleria dell’Accademia di Firenze.

All’estero Mapplethorpe è noto soprattutto per la sua serie “Portfolio X” che fece scandalo per i contenuti erotici, compreso un autoritratto di spalle con una frusta inserita nell’ano. In queste immagini il fotografo spezzava deliberatamente il confine tra foto d’arte e foto commerciale destinata al mercato pornografico, adottando soggetti e temi tipici della “pornografia” nel contesto di immagini d’arte. Come soggetti della sua arte Mapplethorpe scelse ad esempio coppie autentiche della scena S&M gay di New York, ritraendole in pratiche erotiche “estreme” (fist-fucking, bondage ecc.). Ciò che non poteva essere neppure discusso, ora veniva rappresentato in immagini ed esposto nelle gallerie d’arte.

Oltre a questo, Mapplethorpe scelse per modelli celebrità del mercato della pornografia omosessuale, con una particolare predilezione per i neri, ritraendole in pose classiche e statuarie, o al contrario in pose sessualmente esplicite. Come ha scritto di lui Adriano Altamira:« l’operazione che sta dietro al mondo figurativo e all’imagerie di Robert Mapplethorpe è piuttosto trasparente: trasporre soggetti omoerotici nel territorio eletto e squisitamente formale della classicità, usare la natura morta come un genere allusivo, e infine fare del nudo – indifferentemente maschile o femminile – una forma di studio botanico. »

Questa rottura deliberata di confini codificati da decenni fu la principale ragione dell’ostilità nei confronti del suo lavoro. Fu però soprattutto per merito suo se in fotografia è caduta la barriera artificiale fra “arte” e “pornografia”. Al punto che oggi l’imitazione mimetica dei codici e delle convenzioni della fotografia pornografica nella foto d’arte non sorprende più nessuno, tanto da essere ormai utilizzata perfino in campagne pubblicitarie di moda. In Italia Mapplethorpe è invece, prudentemente, ricordato soprattutto per le serie di primi piani di fiori[6]. Queste foto estremamente raffinate e stilizzate ripetevano in senso inverso il lavoro già fatto col corpo umano, sottolineando il fatto spesso dimenticato che i fiori sono gli organi sessuali delle piante, e che anche nel loro caso Bello Artistico e Sesso non possono essere arbitrariamente separati e collocati in due sfere separate. Le foto di Mapplethorpe mostrano quindi in dettaglio, con grande creatività e spesso anche ironia, gli organi riproduttivi delle piante, richiamando i suoi più convenzionali lavori omo-sessuali.

Verso la fine della sua vita l’aperta natura erotica ed omosessuale di molti dei suoi lavori fece scattare una controversia più generale sui finanziamenti pubblici per opere provocatorie (o, secondo altri, pornografiche). Molte organizzazioni conservatrici e religiose si opposero a finanziamenti pubblici dei suoi lavori e delle loro esposizioni, ed egli divenne una sorta di cause celebre per entrambe le parti nel dibattito sul futuro del National Endowment for the Arts (Sovvenzione nazionale per le arti). L’allestimento della sua mostra The Perfect Moment nel 1990 a Cincinnati (che comprendeva sette ritratti sadomaso) portò al processo contro il Cincinnati Contemporary Arts Center e contro il suo direttore Dennis Barrie con l’imputazione di induzione all’oscenità. Barrie e il museo furono in seguito prosciolti, ma questo non riuscì a spegnere l’infuocato dibattito sull’opera di Mapplethorpe.

Robert Mapplethorpe morì di complicazioni conseguenti all’AIDS nel 1989.

Robert Mapplethorpe (November 4, 1946 – March 9, 1989) was an American photographer, known for his sometimes controversial large-scale, highly stylized black and white photography. His work featured an array of subjects, including celebrity portraits, male and female nudes, self-portraits and still-life images of flowers. His most controversial work is that of the underground BDSM scene in the late 1960s and early 1970s of New York. The homoeroticism of this work fuelled a national debate over the public funding of controversial artwork.

Mapplethorpe was born and grew up as a Roman Catholic of English and Irish heritage in Our Lady of the Snows Parish in Floral Park, Queens, New York City. His parents were Harry and Joan Mapplethorpe, and he grew up with five brothers and sisters. He studied for a Bachelor of Fine Arts from the Pratt Institute in Brooklyn, where he majored in Graphic Arts, though he dropped out in 1969 before finishing his degree. Mapplethorpe lived with his close friend Patti Smith from 1967 to 1974, and she supported him by working in bookstores. They created art together; and, even after he realized he was homosexual, they maintained a close relationship.

From 1977 until 1980, Mapplethorpe was the lover of gay writer and Drummer magazine editor Jack Fritscher.,

Mapplethorpe took his first photographs in the late 1960s or early 1970s using a Polaroid camera. In the mid-1970s, he acquired a Hasselblad medium-format camera and began taking photographs of a wide circle of friends and acquaintances, including artists, composers, and socialites. During this time, he became friends with New Orleans artist George Dureau, whose work had a profound impact on Mapplethorpe, so much so that he restaged many of Dureau’s early photographs. By the 1980s his subject matter focused on statuesque male and female nudes, delicate flower still lifes, and highly formal portraits of artists and celebrities. Mapplethorpe’s first studio was at 24 Bond Street in Manhattan. In the 1980s, his mentor and lifetime companion art curator Sam Wagstaff bought a top-floor loft at 35 West 23rd Street for Robert, where he lived and used as his shooting space.[4] He kept the Bond Street loft as his darkroom. In 1988, Mapplethorpe selected Patricia Morrisroe to write his biography, which was based on more than 300 interviews with celebrities, critics, lovers, and Mapplethorpe himself.

Mapplethorpe died on the morning of March 9, 1989, 42 years old, in a Boston, Massachusetts, hospital from complications arising from AIDS. His body was cremated and his ashes were buried at St. John’s Cemetery, Queens in New York, in his mother’s grave, marked “Maxey”.

Nearly a year before his death, the ailing Mapplethorpe helped found the Robert Mapplethorpe Foundation, Inc. His vision for the Foundation was that it would be “the appropriate vehicle to protect his work, to advance his creative vision, and to promote the causes he cared about”.Since his death, the Foundation has not only functioned as his official estate and helped promote his work throughout the world, but it has also raised and donated millions of dollars to fund medical research in the fight against AIDS and HIV infection.The Foundation also determines which galleries represent Mapplethorpe’s art. The Robert Mapplethorpe Foundation donated the Robert Mapplethorpe Archive to the Getty Research Institute. The archive spans from 1970 – 1989.

Mapplethorpe worked primarily in a studio, and almost exclusively in black and white, with the exception of some of his later work and his final exhibit “New Colors”. His body of work features a wide range of subjects, but his main focus and the greater part of his work is erotic imagery. He would refer to some of his own work as pornographic, with the aim of arousing the viewer, but which could also be regarded as high art. His erotic art explored a wide range of sexual subjects, depicting the BDSM subculture of New York in the 1970s, portrayals of black male nudes, and classical nudes of female bodybuilders. Mapplethorpe was a participant observer for much of his erotic photography, participating in the sexual acts which he was photographing and engaging his models sexually.

Other subjects included flowers, especially orchids and calla lilies, children, statues, and celebrities, including Andy Warhol, Louise Bourgeois, Deborah Harry, Richard Gere, Peter Gabriel, Grace Jones, Joan Armatrading and Patti Smith. Smith was a longtime roommate of Mapplethorpe and a frequent subject in his photography, including a stark, iconic photograph that appears on the cover of Smith’s first album, Horses. His work often made reference to religious or classical imagery, such as a portrait of Patti Smith from 1986 which recalls Albrecht Dürer’s 1500 self-portrait.

Robert took areas of dark human consent and made them into art. He worked without apology, investing the homosexual with grandeur, masculinity, and enviable nobility. Without affectation, he created a presence that was wholly male without sacrificing feminine grace. He was not looking to make a political statement or an announcement of his evolving sexual persuasion. He was presenting something new, something not seen or explored as he saw and explored it. Robert sought to elevate aspects of male experience, to imbue homosexuality with mysticism. As Cocteau said of a Genet poem, “His obscenity is never obscene.”

— Patti Smith, Just Kids

The Perfect Moment (1989 solo exhibit tour)

In the summer of 1989, Mapplethorpe’s traveling solo exhibit brought national attention to the issues of public funding for the arts, as well as questions of censorship and the obscene. The Corcoran Gallery of Art in Washington, D.C., had agreed to be one of the host museums for the tour. Mapplethorpe decided to show his latest series that he explored shortly before his death. Titled Robert Mapplethorpe: The Perfect Moment, the show included photographs from his X Portfolio, which featured images of urophagia, BDSM and a self-portrait with a bullwhip inserted in his anus. The show was curated by Janet Kardon of the Institute of Contemporary Art (ICA).The hierarchy of the Corcoran and several members of the U.S. Congress were upset when the works were revealed to them, due the homoerotic and sadomasochistic themes of some of the work. Though much of his work throughout his career had been regularly displayed in publicly funded exhibitions, conservative and religious organizations, such as the American Family Association, seized on this exhibition to vocally oppose government support for what they called “nothing more than the sensational presentation of potentially obscene material.”

In June 1989, pop artist Lowell Blair Nesbitt became involved in the censorship issue. Nesbitt, a long-time friend of Mapplethorpe, revealed that he had a $1.5-million bequest to the museum in his will, but publicly promised that if the museum refused to host the exhibition, he would revoke the bequest. The Corcoran refused and Nesbitt bequeathed the money to the Phillips Collection instead. After the Corcoran refused the Mapplethorpe exhibition, the underwriters of the exhibition went to the nonprofit Washington Project for the Arts, which showed all the images in its space from July 21 to August 13, 1989, to large crowds.In 1990, the Contemporary Arts Center in Cincinnati, and Dennis Barrie, were charged with obscenity. They were found not guilty by a jury.

According to the ICA, “The Corcoran’s decision sparked a controversial national debate: Should tax dollars support the arts? Who decides what is “obscene” or “offensive” in public exhibitions? And if art can be considered a form of free speech, is it a violation of the First Amendment to revoke federal funding on grounds of obscenity? To this day, these questions remain very much at issue.” Mapplethorpe became something of a cause célèbre for both sides of the American culture war. However, prices for many of the Mapplethorpe photographs doubled and even tripled as a consequence of all the attention. The artist’s notoriety supposedly also helped the posthumous sale at Christie’s auction house of Mapplethorpe’s own collection of furniture, pottery, silver and works by other artists, which brought about $8 million.

Anna

6 pensieri su “I fotografi che hanno fatto la storia: Robert Mapplethorpe

  1. Ciao.
    Criticato ed osannato. Condannato (eticamente) ed innalzato nel Gotha della Fotografia. Tutto ed il contrario di tutto è stato detto su di lui. Di certo, però, c’è il fatto che non ha lasciato indifferenti i fruitori del suo lavoro.

    Rara e sorprendente bellezza. Ecco cosa mi viene in mente se penso al lavoro di Robert Mapplethorpe. L’eleganza dei suoi ritratti (con lo sguardo rivolto agli ideali dei canoni estetici dell’Ellade), la perfezione nella gestione della luce dei biancoeneri, fino alla struggente significato dei suoi autoritratti pre-morte.

    Molto ci sarebbe da scrivere, ma preferisco godermelo, visionando i suoi lavori (o continuando a leggere “Just Kids”, di Patti Smith…)

    Grazie per questo articolo.

    I.

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