Vi svelo qualche segreto su Alec Soth e la sua fotografia

Un paio di week-end fa, sono stata a Londra con lo scopo di fare il pieno di mostre fotografiche. In due giorni mi sono vista Julia Margaret Cameron (di lei avevamo parlato in questo articolo),  Saul Leiter, Joel Meyerowitz, la mostra del Taylor Wessing Portrait Prize, un bel po’ di foto varie alla Tate Modern; tutte mostre bellissime, ma voglio soffermarmi soprattutto su quella a cui tenevo maggiormente: Gathered Leaves di Alec Soth, un fotografo che mi piace veramente tanto e di cui avevamo parlato tempo fa nel blog, in questa pagina.

Gathered leaves.png

A me sta già simpatico uno che mette questa frase sulla home page del suo sito personale:

My name is Alec Soth (rhymes with ‘both’). I live in Minnesota. I like to take pictures and make books. I also have a business called Little Brown Mushroom (la sua casa editrice, nda).

Alec Soth è al momento considerato come il migliore fotografo vivente di ambiente geografico e sociale degli Stati Uniti. Si inserisce nella tradizione dei grandi fotografi americani come Walker Evans (qui un approfondimento su di lui), Robert Frank (cliccate qua per rivedere l’articolo che avevamo scritto su di lui qualche tempo fa) e Stephen Shore (anche lui già visto su Mu.Sa. qua), fotografando gli outsiders, la gente che vive ai margini. Soth riesce a mantenere un equilibrio perfetto tra la fotografia documentaria e la fotografia “fine-art”. Si potrebbe definire come uno storyteller camuffato da fotografo documentario.

Nelle note biografiche all’inizio della mostra, lui si definisce  “a photojournalist, blogger, self-publisher, Instagrammer and educator”

Ho avuto inoltre la fortuna di visitare la mostra con una guida d’eccezione, Gerry Badger, un famoso fotografo, critico e architetto, che ci ha svelato qualche informazione in più su Alec,  la sua fotografia e i libri che ha pubblicato. (Se non lo conoscete, questo è il suo sito. Io avevo avuto modo di conoscerlo ad una lettura portfolio al Sifest di Savignano un paio d’anni fa.). Veramente piacevole ed interessante.

La mostra comprende le quattro serie principali e più conosciute di Alec Soth, che si sono anche trasformate in libri. :

Sleeping by the Mississippi del 2004 (che è anche la mia parte preferita), in cui Soth ci mostra luoghi e persone che vivono lungo il corso del Mississippi, in una zona quindi che per lui è familiare, essendo nato a Minneapolis in Minnesota, dove nasce questo corso d’acqua che divide in due gli Stati Uniti da Nord a Sud.

Niagara (del 2006), forse non sapete che le cascate del Niagara sono una delle destinazioni più gettonate per le lune di miele negli USA. Soth stesso la definisce come la zone dei suicidi più spettacolari e delle lune di miele.E’ proprio sui personaggi e i luoghi delle lune di miele che si sofferma Soth. Nella mostra sono incluse anche immagini di messaggi scritti di pugno dalle coppie in viaggio di nozze.

Broken Manual, uscito nel 2010, che ritrae persone che sono sfuggite alla civiltà e che vivono in solitudine o eremitaggio, cercandosi di sparire o confondendosi nel paesaggio e che lui è riuscito ad avvicinare e a ritrarre, quasi come se stesse spiandoli.

e la sua ultima fatica Songbook del 2014, che rappresenta gli Stati Uniti nella loro situazione attuale, quasi un catalogo visuale dell’umanità statunitense e delle difficoltà di comunicazione nell’era dei social media. L’editing delle foto, nelle parole dell’autore, segue un approccio “musicale”, da cui il nome.

Vi lascio qualche informazione raccolta durante la chiaccherata con Gerry Badger nel corso della la visita guidata, su cose che magari non tutti sapete o non traspaiono immediatamente dalle immagini.

Sappiate che Soth scatta con una fotocamera analogica grande formato, quindi – come suggeriva Gerry Badger – non arrabbiatevi se le foto che scattate con la vostra digitale non sono come le sue, sebbene il soggetto vi sembri esattamente simile… ;-). Le sue foto sono tutte preparate e i ritratti staged e la macchina poggia su un treppiede.  Ci vuole taaaanta pazienza. Difficilmente nelle sue immagini ci sono sfocati o zone poco nitide. Questo grazie a diaframmi chiusissimi e tempi di posa  lunghi, se paragonati alle nostre reflex digitali. Spesso, per i ritratti in interni si rende necessario l’utilizzo del flash per poter accorciare i tempi ed evitare i mossi. Con questo tipo di attrezzatura, è difficile scattare istantanee (o snapshot come si dice in inglese). E quindi come riesce Alec a convincere le persone a starsene lì ferme immobili ad aspettare il tempo necessario allo scatto, vi chiederete? Beh il segreto pare sia nel fatto che lui è un personaggio un po’ strambo e i soggetti (strambetti pure loro eh) si immedesimano con lui, creando quindi una sorta di empatia tra il fotografo e il soggetto stesso.

Soth è bravissimo nell’utilizzo dei colori, le sue palette sono sempre perfette e delicate, mai eccessive, e comunque i colori sono sempre funzionali al messaggio che vuole trasmettere. Questo è una delle cose che me lo fanno amare.

Fa eccezione l’ultimo lavoro, Songbook, in bianco e nero (e probabilmente scattato in digitale almeno in parte). Forse Alec voleva darci un’ impressione un po’ vintage, di qesti Stati Uniti che sembrano usciti direttamente dagli anni ’50, pur utilizzando questo bianco e nero,  o forse semplicemente in quel momento gli girava così. A me resta sempre la curiosità di vedere queste foto a colori e quasi un po’ mi dispiaccio di questa sua scelta.

Se vi ho contagiato con la Soth-mania e per caso state pensado di acquistare un libro di Alec, sappiate che sono ormai tutti fuori catalogo 😦 tranne Songbook e il cofanetto Gathered Leaves, che contiene i 4 libri in un’edizione “in miniatura” e 32 immagini parte della mostra con un commento di Aaron Schumann sul retro di ognuna. Io me lo sono preso. Davvero un bell’oggetto.

Tutte le immagini presenti in  questo articolo appartengono ad Alec Soth.

Se avete familiarità con l’inglese, leggetevi questa bella intervista ad Alec Soth sulla modalità con cui cerca di raccontare delle storie con la sua fotografia e sull’importanza della progettualità e di avere una visione autoriale.

Date un’occhiata alla pagina mostre del blog, che teniamo sempre aggiornata con le principali mostre in corso, e se per caso ce ne sfugge qualcuna, sentitevi liberi di segnalarcela!

Anna

11 pensieri su “Vi svelo qualche segreto su Alec Soth e la sua fotografia

  1. Ciao Sara, credo che la necessità del bianco è nero nell’ultimo progetto sia dovuto alla modalità in cui è nato. Songbook infatti raccoglie i lavori scattati per the LBM Dispatch (http://lbmdispatch.tumblr.com/), serie di pubblicazioni dedicate a diversi stati americani con i testi di Bred Zellar. Si tratta di pubblicazioni economiche stampate credo in un migliaio di copie ciascuna e vendute ai tempi intorno ai 10-15 dollari ciascuna. Ispirate a pubblicazioni locali mi sembra che in un’intervista parli dello stile fotografico come un modo per avvicinarsi allo stile giornalistico. In più la stampa in bianco e nero lo aiutava a tenere bassi i prezzi 😉

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  2. Pingback: Martin Parr, il fotografo del kitsch | MU.SA.

  3. Alec e’ uno dei miei preferiti! Mi permetto di segnalarti il suo libro ‘Sheep’ edito da TBW Book in sole 800 copie. È letteralmente una genialata nel linguaggio fotografico. È un insieme di sue foto conosciute trasformate una dopo l’altra in un progetto intimo e personale. Solo l’ultima foto, un autoritratto, ci svela di cosa parla il libro. Quando lo si finisce di sfogliare ci si sente piacevolmente presi in giro da Soth e l’unica cosa che vien da dire e’: che genio!

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