Intervista a Jessica Backhaus

E’ da poco uscito il suo ultimo libro “Six Degrees of Freedom”, in cui Jessica Backhaus indaga sulle radici dell’esistenza, traendo ispirazione dalla sua storia personale. Alcune delle immagini che lo compongono, le trovate di seguito.

Avevamo già dedicato a Jessica una pagina tra gli autori contemporanei. Potete dare un’occhiata qua se volete approfondire la conoscenza di questa autrice.

Nel frattempo, lei è stata così gentile da concederci un’intervista. La versione originale è naturalmente quella in inglese (in fondo), che ho provato a tradurre io per voi in italiano.

La ringrazio  da queste pagine per la cortesia e per la disponibilità.

Anna

waves_and_mountains_2014

D: Quando si è accorta che la fotografia era il mezzo più adatto a lei per comunicare ?

A: Ricordo distintamente di aver tenuto tra le mani la mia prima fotocamera quando avevo 13 anni. Mia madre mi aveva dato questa vecchia fotocamera Agfa. Eravamo in Spagna in quel periodo, sull’isola di Maiorca. Ricordo quest’isola bellissima. Ero affascinata dal fatto che questa banale piccola fotocamera mi consentisse di afferrare qualcosa che all’epoca era importante per me. La mia macchina fotografica mi permetteva di registrare dei momenti speciali. Ma in quel momento non avevo idea che avrei scelto di diventare una fotografa 5 anni più tardi. Mi piaceva semplicemente catturare quello che mi circondava.

Le fotografie ti permettono di ricordare e hanno il potere di riportarti indietro nel tempo. A volte riesci a ricordare addirittura un certo odore o la musica che ascoltavi in quel momento.
Duranti gli anni della mia infanzia, sono cresciuta in un ambiente familiare artistico, in pratica in un teatro. Mia madre è un’attrice e mio padre un regista teatrale. Ricordo anche di aver partecipato ad una tournée con loro. Immagino che in quel periodo devo aver anche sviluppato il mio desiderio di viaggiare ed esplorare. Già da molto piccola, portavo dentro di me questi geni un po’ “da zingara”. Più avanti, da adolescente, prima di trasferirmi a Parigi a 16 anni, ho trascorso molti anni nell’archivio cinematografico del compagno di mia madre. Così, in molti modi sono sempre stata circondata dall’arte e dagli artisti. Negli anni della mia educazione ho sviluppato la mia passione per la fotografia e  le arti visive.

like_the_wind_2013

D: Quanto delle esperienze che ha avuto nella vita sono consciamente nelle sue fotografie?

R: Per la maggior parte del tempo, lavoro su progetti a lungo termine, che sviluppo nel corso di diversi anni. In molti modi le mie esperienze e le mie emozioni sono integrate nel mio lavoro. Nei progetti Once, still and forever e Six degrees of freedom c’è molto delle mie esperienze, dei miei ricordi e della mia vita.

D: Quanto pensa che la propria esperienza condizioni il proprio lavoro fotografico?

Molti artisti integrano diverse esperienze vissute all’interno del loro lavoro. La maggior parte delle opere d’arte viene dal profondo di un artista. Ogni artista ha un approccio differente, ma credo che molte esperienze personali echeggino nelle opere che ognuno crea.

D:  Se, di fronte ad una sua foto, l’interpretazione del fruitore è completamente differente dalle sue intenzioni fotografiche, cosa pensa?

Penso che questo avvenga piuttosto frequentemente. In quanto artista, si deve convivere in generale con le critiche e le diverse impressioni del pubblico. Ognuno è libero di provare ciò che vuole di fronte ad un’opera d’arte e naturalmente le reazioni sono sempre molto personali e soggettive.

Non m’importa quando l’interpretazione del fruitore è differente dalle mie intenzioni. Ma credo anche che si debba investire tempo quando si guardano opere d’arte e non fermarsi all’aspetto superficiale. L’apparenza ci può rendere ciechi.

Qui vorrei citare Jean-Christoph Ammann che ha scritto uno dei testi che accompagnano la mia serie Once, still and forever:

“A volte serve tempo per cogliere appieno il lavoro di un artista. Molto spesso il motivo che cattura l’attenzione sta in primo piano. Per Jessica Backhaus, il motivo fornisce un’occasione per contemplare la “natura del mondo”, l’”ordine delle cose” (che il disordine rende necessario), per pensare alla luce e al colore come generatori di vita. E c’è anche dell’altro, una tranquilla malinconia che ci dice che non possiamo cambiare le maree. In altre parole: dovremmo seguirle invece”

Ad ogni modo, per me come artista il motore, la motivazione più importante è la possibilità di esprimere emozioni. E sono felice che il mio lavoro mi abbia portato a contatto, nel corso degli anni, con persone che sono state profondamente toccate dal mio lavoro.

chapters_2015

D:  Quando si dovrebbe smettere di fotografare: quando riteniamo di non aver più qualcosa da dire o quando non ne traiamo più piacere esclusivamente personale?

Tutto dipende dall’individuo. Io spero di non smettere mai di fare foto perchè sento una forte necessità di esprimere me stessa con questo mezzo incredibilmente bello.

La fotografia inoltre traccia nuovi orizzonti e mi permette di scoprire nuovi mondi. Scatto foto, tra le altre cose, perchè questo mezzo mi offre la possibilità di esprimere varie emozioni. Quest’immersione in altri mondi, questo perdersi e ritrovarsi, questo seguire sentieri incerti, osare, fare nuovi tentativi ed imparare a vedere, sono alcuni degli elementi che costituiscono la base del mio desiderio di fotografare.

Sebbene io creda ci siano momenti dei quali non si possano scattare fotografie.

Jessica Backhaus, Giugno 2016

Versione originale

Q: When did you realize that photography was the most suitable means for you to communicate? 

A: I consciously remember holding my first camera in my hand when I was 13 years old. My mother has given me this old Agfa camera. We were in Spain during that time on the island of Mallorca. I remember this beautiful island. I was fascinated by the fact that this little simple camera allowed me to hold on to something that was important to me then. My camera was enabling me to record a special time. But during that moment I had no idea that I would choose to become a photographer 5 years later. I just loved capturing what was surrounding me. Photographs allow you to remember and have the power to bring you back in time. Sometimes you even remember a certain smell or the music you were listening to during that time.
During my childhood years I grew up in an artist household, basically in the theater. My mother is an actress and my father is a theater director. I even remember being on tour with them. I guess somewhere during these moments I also developed my desire to travel and explore. Very young I had these “gypsy” genes inside me. Later on while I was a teenager, before I moved with 16 years to Paris, France, I spent many years in the movie and film archive that belonged to the partner of my mother. So in many ways I was always surrounded by art and artists. During all these years of my upbringing I developed my passion for photography and the visual arts.

deja_vu_2013

Q: How much of the experiences you had in your life are consciously included in your photographs?

A:For the most part I work on long term projects, that I develop during several years. In many ways my experiences and my emotions are integrated in my work. Once, still and forever and six degrees of freedom are two series that were influenced by my experiences, memories and biography.

Q: To which extent do you think your personal experience can condition your photographic work?

A: A lot of artists integrate various experiences of their life into their work. Most art works come from deep within from an artist. Every artist has a different approach but I believe that many personal experiences resonate in the work one creates.

Q: If, in front of one of your images, the viewer’s interpretation is completely different from your intentions, what do you think?

A: I think that happens actually quite often. As an artist you have to live in general with critics and various impressions of people. Everybody is free to feel whatever they want when they look at a piece of art. and of course the reactions are always very personal and subjective.
I don’t mind when the viewer’s interpretation is different from my intentions. But I also believe that you need to invest time while looking at art and not look only what is on the surface. An appearance can blind you.
Here I would like to quote Jean-Christoph Ammann who wrote one of the texts from my serie Once, still and forever:

“Sometimes it takes time to grasp the work of an artist. How often does the attention-grabbing motif stand at the foreground. For Jessica Backhaus, the motif provides an occasion for contemplating the “way of the world,” the “order of things” (which disorder makes necessary), for thinking about light and color as generators of life. And there is something else as well, a quiet melancholy that tells us that we cannot change the tides. In other words: that we should follow them instead.”

Anyhow for me as an artist the most important engine and motivation is to express emotions. And I am glad that my work has brought me into contact with people over the years who were deeply moved by my photographs.

memory_2015

Q: When should one stop taking photos? When you think you no longer have anything to say or when you no longer draw personal pleasure from taking photos?

A: It all depends on the individual. I hope that I will never stop taking photographs as I feel a strong necessity to express myself with this incredible beautiful medium.
Photography also paints new horizons and enables me to discover new worlds. I take pictures, among other things, because this medium offers me a field where I can express various emotions. This immersion into other worlds, to loose and find oneself, to follow uncertain paths, to dare, to try new attempts and to learn to see are some elements that are at the base for my longing to photograph.
Although I believe that there are moments that you can not take pictures of.

Jessica Backhaus, June 2016

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2 pensieri su “Intervista a Jessica Backhaus

  1. Ciao Alessandra,
    l’ho intervistata proprio perchè la conosco personalmente e la stimo molto come eprsona oltre che come fotografa.
    Sono contenta che tu abbia apprezzato.
    Ciao
    Anna

    Mi piace

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