La fotografia che ha cambiato il modo di scattare i ritratti

Questa immagine mi ha sempre colpito e affascinato, fin dal primo momento in cui l’ho vista. Geniale.

Ho letto di recente un articolo sul Time, dove se ne raccontava un po’ la storia e ho pensato potesse interessarvi.

Anna

dali-1945-a

Dalì atomico, Philippe Halsman,  1948

Questa foto è stata ispirata da un dipinto di Dali, chiamato Leda Atomica, raffigurante Leda, la regina mitologica di Sparta con un cigno. Il quadro ha un profondo significato simbolico. Dipinto da Dali dopo la sgancio della bomba atomica di Hiroshima, l’opera allude al fascino di un’era atomica attraverso il costante stato di sospensione delle cose, dovuto alla repulsione tra protoni ed elettroni.

Eccola, per chi non l’avesse presente:

opera-leda-atomica

Torniamo però alla fotografia scattata da Philippe Halsman nel 1948 con Dali nello studio newyorkese del fotografo, con la collaborazione di 4 assistenti (comprese la moglie e la figlia Irene), che collaborarono alla perfetta resa scenica di tutti gli elementi presenti nello scatto.Gli oggetti “inanimati”, ovvero la sedia, il cavalletto con il quadro, lo sgabello e l’opera Leda, furono facilmente sospesi con l’aiuto di fili trasparenti; la parte difficile ovviamente era catturare il momento di animazione, statico ma mobile allo stesso tempo, dell’acqua e degli elementi vivi, come Salvador ed i gatti.

Ci vollero 28 scatti per catturare l’immagine perfetta, così come Halsman l’aveva immaginata.

Qua potete apprezzare la versione non ritoccata della foto: si percepiscono chiaramente i fili che sostengono i vari oggetti, la mano che regge la sedia e la mancanza dell’opera di Dali sul leggio.

dali-atomicus-2

Come vedete il ritocco esisteva già all’epoca della fotografia analogica, quando Photoshop era ben lontano dall’essere inventato.🙂

Qua vedete alcuni dei suoi provini a contatto:

dali-1948-c1

Catturare l’essenza dei soggetti fotografati era il preciso obiettivo di Halsman.

Prima di lui la fotografia di ritratto era spesso innaturale, artefatta e leggermente sfocata, e trasmetteva un chiaro senso di distacco tra il fotografo e il soggetto. L’approccio di Halsman, di rendere nitidi e perfettamente a fuoco soggetti come Albert Einstein, Marylin Monroe e Alfred Hitchcock, mentre si muovevano davanti alla fotocamera, ha in qualche modo ridefinito la fotografia di ritratto e ispirato generazioni di fotografi, affinchè collaborassero con i loro soggetti.

Nell’era antecedente a Photoshop, servivano la creatività e l’ingegno di Salvador Dali e Philippe Halsman – oltre ad alcuni gatti volanti – per produrre questa immagine che sfida la gravità.

Sul suo sito, trovate altri fantastici ed originali ritratti di Dali ed altri personaggi famosi e non.

“Per me, la fotografia può essere mortalmente seria o grande divertimento. Cercare di catturare la verità elusiva con una fotocamera è spesso una fatica frustrante. Crcare di creare un’immagine che non esiste, eccetto nella propria immaginazione, è spesso un giorco divertente. Mi diverto particolarmente con questo gioco quando lo faccio con Salvador Dali. Eravamo come due complici. Ogni volta che mi veniva una strana idea, chiedevo a lui di essere il protagonista del mio scatto. Ci si stimolava a vicenda.” Philippe Halsman

 Di seguito una breve biografia di Philippe Halsman tratta da Wikipedia, per chi non lo conoscesse.

Philippe Halsman (Riga, 2 maggio 1906 – New York, 25 maggio 1979) è stato un fotografo statunitense

Nato a Riga da una famiglia ebrea, suo padre Morduch (Max) Halsman, era un dentista, e sua madre Ita Grintuch, preside di liceo. Halsman studiò ingegneria elettrica a Dresda. Nel settembre 1928, Halsman partì per un tour a piedi sulle Alpi austriache con il padre, Morduch, ma il padre morì durante il viaggio per gravi ferite alla testa, in circostanze mai completamente chiarite e Halsman venne condannato a 4 anni di reclusione per parricidio. Il caso fu sfruttato dalla propaganda anti-ebraica e acquisì quindi notorietà internazionale, tanto che Albert Einstein e Thomas Mann scrissero a sostegno di Halsman. Halsman venne rilasciato nel 1931, a condizione di lasciare l’Austria.

Halsman si trasferì in Francia, dove cominciò a contribuire come fotografo a riviste di moda, come Vogue, guadagnandosi una reputazione per i ritratti e divenendo noto per le sue immagini nitide e scure, che evitavano il vecchio “soft focus look”. Quando la Francia venne invasa dai nazisti nel maggio del 1940, Halsman fuggì a Marsiglia. Riuscì quindi a ottenere un visto per gli Stati Uniti con l’aiuto di Albert Einstein (che avrebbe poi fotografato nel 1947). Attratto dal surrealismo, nel 1941 incontrò Salvador Dalí, con cui iniziò un fruttuoso rapporto artistico durato trent’anni.

Nel 1952 ritrasse John Fitzgerald Kennedy, producendo due album fotografici: una delle fotografie apparve sulla copertina dell’edizione originale del libro di Kennedy Profiles in Courage, mentre un’altra fu utilizzata per la campagna politica al Senato.

3 pensieri su “La fotografia che ha cambiato il modo di scattare i ritratti

  1. Salve Sara, è sempre un piacere leggere i tuoi articoli. Mi permetto solo di segnalare una imprecisione:

    “dovuto alla repulsione tra protoni ed elettroni”

    in realtà elettroni e protoni si attraggono essendo di segno opposto, ma sono tenuti a distanza per ragioni spiegate dalla meccanica quantistica. Uno dei sensi del dipinto era proprio mostrare questa misteriosa forza che teneva sospese le cose. Beh solo una precisazione che non cambia la sostanza, ti auguro una buona giornata🙂

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    • Ciao Fabio,
      l’articolo l’ho scritto io.🙂
      Mi scuso per l’imprecisione, ma la fisica non è mai stata il mio forte… Avevo trovato quella piccola spiegazione del quadro di Dalì in internet e non mi sono preoccupata di verificarne la veridicità. Scusa.
      Anna

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      • Noo ma figurati non c’è da scusarsi, è una minuzia, invece l’articolo è molto interessante e davvero apprezzabile l’inclusione dei provini, grazie a te!

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