Philip Lorca diCorcia

Philip-Lorca diCorcia (nato nel 1951) è un fotografo americano. Ha studiato alla Scuole del Museum of Fine Arts di Boston. In seguito diCorcia ha frequentato l’università di Yale, dove ha ottenuto un Master of Fine Arts in fotografia nel 1979. Ora vive e lavora a New York ed insegna all’Università di Yale a New Haven in Connecticut.

DiCorcia è neato nel 1951 a Hartford, Connecticut. La sua famiglia ha discendenza italiane, essendosi trasferita negli USA dall’Abruzzo.

DiCorcia alterna la sua attività tra istantanee informali e composizioni ironiche staged che spesso presentano una teatralità barocca.

Pianificando attentamente la messa in scenza, prota gli avvenimenti quotidiani oltre la banalità, cercando di generare nei fruitori delle sue fotografie una coscienza della psicologia e delle emozioni contenute nelle situazioni di vita reale. Il suo lavoro può essere descritto come un mix tra fotografia documentaria e il mondo ropmanzato del cinema e della pubblicità, creando così un potente collegamento tra realtà, fantasia e desiderio

Verso la fine degli anni 70, agli inizi della sua carriera, diCorcia creava delle messe in scena in interni utilizzando i suoi amici e la sua famiglia, dando l’impressione al fruitore che si trattasse di scatti spontanei di vita quotidiana di qualcuno, mentre in realtà si trattava di accurate messe in scena, pianificate prima. Il suo lavoro di questo periodo è associato con la Boston School of Photography. Più tardi avrebbe cominciato a fotografare gente casualmente in spazi urbani in giro per il mondo. A Berlino, Calcutta, Hollywood, New York, Roma e Tokyo, diCorcia nascondeva spesso delle luci nel pavimento, che illuminassero un soggetto casuale in una maniera speciale, spesso isolando il soggetto stesso dalle altre persone per la strada.

Le sue fotografie amplificavano i toni drammatici di pose occasionali, movimenti involontari e espressioni del viso insignificanti dei passanti. Sebbene talvolta i soggetti appaiano completamente distaccati dal mondo circostante, diCorcia ha spesso utilizzato il nome della città in cui si trovavano come titolo della foto, ricollocando i passanti nell’anonimità della città. Ognuna deille sue serie: Hustlers, Streetwork, Heads, A Storybook Life, and Lucky Thirteen, può essere considerata un’esplorazione progressiva dei campi d’interesse formali e concettuali di diCorcia. Oltre alla sua famiglia, parenti e gente casuale, ha anahce fotografato personaggli la cui teatralità era già amplificata dalle loro scelte di vita, come per esempio le pole dancers nelle sue serie più recenti.

Le sue fotografie trasmettono una sorta di humor nero e sono state descritte come simili alle “macchie di Rorschach”, poichè offorno interpretazioni diverse a seconda del fruitore. Poichè sono pianificate in anticipo, diCorcia spesso inserisce nei sui concetti questioni quali il marketing della realtà, la mercificazione dell’identità, dell’arte e della moralità.

Nel 1989, avendo ricevuto una borsa di studio per 45.000$, diCorcia cominciò il suo progetto “Hustlers”. All’inizio degli anni 90, fece 5 viaggi a Losa Angeles per fotografare gli uomini che si prostituivano a Hollywood. Utilizzava una fotocamera Linhof 6×9, che posizionava in anticipo, facendo dei test con le Polaroid. All’inizio fotografava i suoi soggetti solo in camere di motel. Più avanti si postò per strada. Quando il MOMA organizzò una mostra con 25 fotografie nel 1993, con il titolo “Strangers”, ogni foto venne intitolata con il nome del soggetto, la sua città natale, la sua età e la quantità di soldi che era stata scambiata.

Nel 1999 diCorcia piazzò la sua fotocamera su un treppiedi in Times Square, appese delle luci stroboscopiche alle impalcature lungo la stradda e scattò una serie di foto casuale ad estranei che passavano sotto le sue luci.

Philip-Lorca diCorcia (born 1951) is an American photographer. He studied at the School of the Museum of Fine Arts, Boston. Afterwards diCorcia attended Yale University where he received a Master of Fine Arts in Photography in 1979. He now lives and works in New York, and teaches at Yale University in New Haven, Connecticut.

DiCorcia was born in 1951 in Hartford, Connecticut. His family is of Italian descent, having moved to the United States from Abruzzo.

DiCorcia alternates between informal snapshots and iconic quality staged compositions that often have a baroque theatricality.

Using a carefully planned staging, he takes everyday occurrences beyond the realm of banality, trying to inspire in his picture’s spectators an awareness of the psychology and emotion contained in real-life situations. His work could be described as documentary photography mixed with the fictional world of cinema and advertising, which creates a powerful link between reality, fantasy and desire.

During the late 1970s, during diCorcia’s early career, he used to situate his friends and family within fictional interior tableaus, that would make the viewer think that the pictures were spontaneous shots of someone’s everyday life, when they were in fact carefully staged and planned in beforehand.His work from this period is associated with the Boston School of photography. He would later start photographing random people in urban spaces all around the world. When in Berlin, Calcutta, Hollywood, New York, Rome and Tokyo, he would often hide lights in the pavement, which would illuminate a random subject in a special way, often isolating them from the other people in the street.

His photographs would then give a sense of heightened drama to the passers-by accidental poses, unintended movements and insignificant facial expressions. Even if sometimes the subject appears to be completely detached to the world around him, diCorcia has often used the city of the subject’s name as the title of the photo, placing the passers-by back into the city’s anonymity. Each of his series, Hustlers, Streetwork, Heads, A Storybook Life, and Lucky Thirteen, can be considered progressive explorations of diCorcia’s formal and conceptual fields of interest. Besides his family, associates and random people he has also photographed personas already theatrically enlarged by their life choices, such as the pole dancers in his latest series.

His pictures have black humor within them, and have been described as “Rorschach-like”, since they can have a different interpretation depending on the viewer. As they are planned beforehand, diCorcia often plants in his concepts issues like the marketing of reality, the commodification of identity, art, and morality.

In 1989, financed by a National Endowment for the Arts fellowship of $45,000, DiCorcia began his “Hustlers” project. Starting in the early 1990s, he made five trips to Los Angeles to photograph male prostitutes in Hollywood. He used a 6-by-9 Linhof view camera, which he positioned in advance with Polaroid tests. At first, he photographed his subjects only in motel rooms. Later, he moved onto the streets. When the Museum of Modern Art exhibited 25 of the photographs in 1993 under the title “Strangers,” each was labeled with the name of the man who posed, his hometown, his age, and the amount of money that changed hands.

In 1999, DiCorcia set up his camera on a tripod in Times Square, attached strobe lights to scaffolding across the street and took a random series of pictures of strangers passing under his lights.